mercoledì 9 luglio 2008

"In attesa dei campioni ecco il calcio da chiosco" un bel pezzo scritto dal friulano Bruno Pizzul

"La nazionale dunque torna a Udine , il prossimo settembre, sotto la guida del riciclato Marcello Lippi. Qualche problemino per la pressochè contemporanea esibizione del mitico Vasco , in un modo o nell’altro si provvederà , ma resta la soddisfazione per la scelta della Federcalcio che viene a premiare una città e una terra. Singolare comunque il fatto che lo stadio Friuli sia stato considerato degno di ospitare gli azzurri , mentre di tanto in tanto saltano fuori problemi legati alla sua agibilità in occasione delle partite di campionato.
Argomenti buoni per parlare di calcio , anche quando il pallone resta fermo. Affermazione abusata ma da accettare con molte riserve: sono appena da qualche giorno in Friuli e ho già potuto verificare il frenetico ritmo con il quale si succedono partite di pallone in ogni dove. Non c’è paese che non abbia il suo bel torneo serale , una partita via l’altra , giocatori il più delle volte abbastanza stagionati che ci danno dentro come matti, con prestazioni a scadenze ravvicinatssime, una sera in un campetto, la sera dopo in un altro, senza tregua e con tassi di agonismo più che rilevanti.
Insomma per gli appassionati non c’è pericolo di cadere in crisi di astinenza se i professionisti del pallone sono in vacanza: è pronto il surrogato del calcio minore, anche se bisogna riconoscere che gli spettatori hanno l’inguaribile tendenza a stazionare più presso i chioschi allestiti per gli assetati che a bordo campo. Allo stesso tempo c’è un febbrile via vai di bambini e adolescenti che vengono indirizzati da speranzosi genitori alle varie scuole calcio, i pargoli fieri di ostentare abbigliamenti da consumati professionisti, padri e madri convinti di offrire alle proprie creature una ghiotta opportunità per individuare subito cosa faranno da grandi. Insomma non c’è da preoccuparsi, il calcio resta un approdo molto appetibile, dicano pure gli esperti che c’è una progressiva e costante disaffezione verso il pallone. Meno male. Solo che non si riesce a capire per quali misteriosi motivi fino a qualche lustro fa il Friuli Venezia Giulia era una fucina di tanti onesti e bravi calciatori in grado di fare una decorosa carriera e adesso il filone si è pressoché inaridito. Forse davvero mancano i cosiddetti giocatori da strada, una volta i ragazzini si addestravano da soli prendendo tutto il santo giorno a calci ogni cosa che fosse rotonda e non sempre era il pallone, in ogni contesto. Adesso invece vanno a scuola di calcio, dove vengono trattati come se fossero già dei professionisti, sono sottoposti a sedute ginniche, sostengono strani test, le poche volte che li fanno giocare c’è sempre qualcuno che fischia per far capire che non devono dribblare, che devono fare le sovrapposizioni, che la diagonale è importante e che bisogna marcare lo spazio.
Facile supporre che così si divertano poco e senza divertimento non è che si possa sperare di fare granché nello sport e nel calcio in particolare.
Discorsi di un vecchio brontolone? Forse sì, ma non è possibile che dalle nostre i ragazzini abbiano perso per chissà quale malefico sortilegio la capacità di giocar bene a pallone?"
Fonte: Messaggero Veneto lunedì 7 luglio 2008