lunedì 26 gennaio 2009

La filosofia e il calcio...

La filosofia e il calcio hanno qualcosa in comune: Platone. Si può fare filosofia parlando di calcio e, d'altra parte, il gioco del calcio si fa ben comprendere solo dalla filosofia.Martin Heidegger, che da ragazzo giocò nel ruolo di ala sinistra, diceva di Franz Beckenbauer: «è un giocatore geniale». Il giudizio del mago di Messkirk dipende dalla sua gioventù calcistica, ma anche dalla sua ontologia nella quale se troviamo la questione dell'essere possiamo ritrovare anche la questione dell'essere del calcio. Platone e il calcio gioca con la dialettica dell'essere del calcio e dell'essere della filosofia fino a trasformare la congiunzione in copula e giungere alla conclusione che Platone è il calcio.Il gol di Pelé all'Italia nella finale mondiale del 1970 non è solo un gol ma l'apparire di un'idea platonica. Il dribbling di Garrincha e la punizione di Platini possono essere pensati come modelli ontologici. E come l'inventiva di Maradona si può capire con la «logica poetica» di Giambattista Vico, così la visione di gioco del «divino Falc ̄o» si intende al meglio con la visione dell'essere del «divino Platone».Non bisogna stupirsi dell'affinità tra il calcio e la filosofia. Epitteto nelle Diatribe ci dice che il primo a giocare bene a palla era, guarda caso, Socrate, e il suo pallone era la vita. La condizione del giocatore è come quella del filosofo, cioè di Eros: non possiede la sapienza calcistica, ma la ama e la ricerca. E, come dice l'Apologia, la vita senza ricerche non vale la pena di essere vissuta.
Giancristiano Desiderio (Pompei 1968) È vicedirettore de «L'indipendente». Collabora con il settimanale «Corriere della Sera Magazine». Nel 2003 ha pubblicato Morte (senza nostalgia) dell'Intellettuale e Le uova e la frittata. Filosofia e libertà in Benedetto Croce, Hannah Arendt, Isaiah Berlin. Vive tra Roma e Sant'Agata dei Goti.